LA RIVISTA DELL’ISTITUTO AGRARIO DI SIENA
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L’Istituto Agrario di Siena si è distinto nel tempo per il suo “naturale” rapporto con la vita, le realtà economiche e le istituzioni nel territorio. Per meglio divulgare tali rapporti nasce “IL BARONE DI FERRO”, questo è il nome della rivista, la quale comprende diversi articoli, che toccano diversi argomenti: vita e attività dell’istituto, metodologie e sperimentazioni didattiche, contributi specifici (relativi alle discipline tipiche dell’istruzione agraria e a tematiche storiche ed economiche sul territorio) o anche, entro un limitato spazio, contributi di più generica valenza culturale. Il nome della rivista, “IL BARONE DI FERRO”, nasce dal nome di "Bettino Ricasoli", figura di primo piano nella politica toscana e nazionale durante il Risorgimento. Fu tra i protagonisti dell’annessione della Toscana al Regno di Sardegna. Dopo l’Unità d’Italia fu Presidente del Consiglio nel 1861-62 e nel 1866-67. Liberale moderato come uomo politico, fu abile agricoltore innovatore della viticoltura toscana, membro dell’accademia dei Georgofili. L’Istituto Agrario, nato dopo la soppressione del Professionale, non ne porta ufficialmente il suo nome: esso tuttavia si colloca in continuità di tradizione e di spirito con quel nome. Ma il nome “Barone di Ferro” è stato assunto anche a simbolo di serietà, professionalità, tenacia e realismo: tutte parole che nella scuola hanno sempre avuto posto. La rivista vuole essere uno strumento per far emergere le professionalità presenti nella scuola, per renderle sempre più consapevoli, per testimoniare il lavoro quotidiano e il pensiero che lo accompagna, gli approfondimenti e le ricerche che ne scaturiscono, e quindi per confrontarci ed affrontare le critiche degli addetti ai lavori; ma anche le critiche di chi non condivide con noi gli elementi fondanti della nostra professione, a patto che di questa nostra professione si riconosca il valore: non si può infatti pretendere di discutere con qualsiasi figura professionale (medico, avvocato o architetto che sia) senza riconoscere e rispettarne l’ambito di specifica competenza. Il Barone di Ferro è un anche un po’ una provocazione controcorrente, una provocazione al rigore, alla serietà, alla misura, in un tempo in cui abbiamo visto e vediamo troppa approssimazione ed esibizione di buoni sentimenti abbinate a prassi di bassa qualità e di pura conservazione dell’esistente pur di salvaguardare la mediocrità privata e pubblica del “così si è sempre fatto”: perché non si dà cultura se questa non serve a capire e trasformare la realtà. Dunque il Barone di Ferro ci accompagna e ci ispira ancora: ed è una buona scorta. |
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